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La superficie dei pensieri

 

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Trompe d’oil

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Conversando

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Un giorno nella vita

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Una dedica a Conan

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Il mio silenzio

 

Haleh Bryan Photography

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Ombra…

 

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Una storia daccapo

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I miss mom…

Davanti alla luna

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L’uomo dei sogni

 

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Un giorno d’autunno

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Gocce d’illusione

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La tua voce

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Nudo d’anima

 

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Trovami

 

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Atomi di ricordi

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Accendi una promessa

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Poesia

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Vita in cammino

 

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Graffi nell’anima

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Balla con me!

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Vai mio cuore

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Dillo alla luna

 

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Il filo delle bugie

  

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Appercezione

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Messaggio mutevole

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Insieme per Riccardo

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Tu…

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Amo la notte

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Il regalo degli angeli

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Cercami!

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Viaggio dentro noi

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L’odore di te

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Passeggiata della mente

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Pensieri


Cadono pensieri di piombo fitti e urlanti. Una caduta libera pregna di ribellione e null’altro verso chi si ostina a partorirli già orfani.
Nudi e tremanti se ne stanno ai bordi della vita, arresi al proprio destino e aspettando la fine.
Hanno una bellezza pulita, limpida, vergini di qualsiasi malizia e, liquefatti nell’abbraccio terroso della morte, divengono humus per alimentare nuovi pensieri funamboli.
Gli equilibrismi producono vertigini si sa, anche quando il passo è giusto ed è la fune inadatta ad accoglierlo. Anche quando l’urgenza di affermare il proprio esserci ed amare va a sbattere nel chiuso di realtà senza neppure le grate.
In quel chiuso si chiude pure il cuore tenuto aperto e largo per metterci dentro tutto. E si vorrebbe lanciarlo in un fosso insieme ai pensieri orfani, per staccarsi da tutto, pure dalla vita e divenire pensiero insieme ai pensieri.

Il deserto del mio oggi


‘Domani si cambia’.
Quante volte hai ripetuto a te stessa questa frase, ed eri sempre lì, curiosa e agitata di conoscere il nuovo che volevi far venire avanti nella tua vita.
Del nuovo avevi una visione astratta, indefinita, avevi tracciato schizzi ben precisi solo di quello che nn volevi più e che continuavi a trascinare stancamente dietro te perchè ti mancava il coraggio di mollare l’ancora e avventurarti in mare aperto.
Così, la fune allacciata al punto vita che usavi per tirare il carico, lacerava la pelle e gocciolava rifiuto sangue dolore.
La lunga scia del tuo soffrire si univa a quella di coloro che disperatamente si lasciavano trascinare, gocciolando anch’essi sangue e dolore. Era un convergere strano, quasi solidale, del tuo e del loro passo, a difesa di quel che restava seppur innaturale e infelice.
Sapevi, per aver provato in passato con un salto da canguro, che a uscire fuori dal buio all’improvviso lì per lì ci si sente male: a sguazzare in tanta luce, tanti melodiosi suoni, tanta effervescenza, tanta freschezza, ci si perdeva un po’. E camminavi portandosi appresso il tuo deserto senza accorgerti della vita bella che pure ti aveva regalato. Guardavi assente quella vita fiorita profumata e assetata d’amore e non capivi che il tuo nuovo era lì, spuntato tra le dune mobili che fronteggiavano il vuoto del tuo vivere.
Incapace, incapace…Ti sentivi incapace in tutto! Il miraggio di una nuova possibilità non era altro che l’incapacità a vivere il presente e la ricerca di un’occasione priva di porte su un futuro possibile e diverso.
Così ad avanzare era sabbia rossa, la sabbia sollevata dai venti del deserto che scoprivano e nascondevano le tue attese.

Lacci alla mia anima


Infilo dentro buste trasparenti gli elaborati della mente e tiro la zip!
A guardarli da fuori non si nota il tratto nervoso.
Tra i miei occhi e la plastica, infiltrati, si vedono i pensieri e le azioni del giorno: non sono belli, non sono brutti, sono routinari per apatia e stanchezza.
Certo, se allentassi i lacci stretti del corsetto che imbriglia lo spirito sarebbe un’esploit di esuberante fanciullesca giocosità!
Invece i lacci sono sempre più tirati, da me e per me tessuti.
E immagino mani gentili, carezzevoli, delicate, sapienti nell’aprire un varco alle emozioni stipate sotto spesse coltri di neve: sarebbe un fiorire di candidi bucaneve.
E’ ora di tornare con la mente al presente!
Riprendo tutta la compostezza che un corsetto ben tirato sa mostrare, metto nelle gambe la tristezza e la rassegnazione per filare a casa e non pensare.

Senza meta!


Ciao blog!
La tua discrezione mi piace ma, confesso che stasera avrei voglia di ridurre le tue pagine virtuali in cartapesta e poi plasmarti con le mie mani come Geppetto col suo ceppo di legno e sperare che una fatina buona arrivi a darti un’anima!
Si, vorrei dialogare, avere le risposte che nn so trovare altrove.
Sai, nn c’è molta disponibilità all’ascolto, ognuno di noi vaga perso nella propria quotidianità indossando armature a prova di umanità!
Niente ci scalfisce, niente ci impressiona, niente ci tocca…
Dove stiamo andando…dove sto andando…verso cosa..mi sto lasciando trasportare dagli eventi come acqua di fiume che scorre verso il mare e a volte esce dal suo corso per poi tornarci.
Chissà quali sono le sensazioni di quel fiume che nel suo continuo divenire è sempre uguale e sempre diverso e nn ha altra meta che il mare!
Io vorrei innanzi tutto capire qual è la meta verso cui i miei passi mi stanno conducendo. Il fiume diviene mare e rinascerà fiume, io nn ho certezze, nn ho mete da guadagnare!

Rewind


Non resta nient’altro che qualche bicchiere vuoto. I mozziconi di sigaretta schiacciati nel posacenere e un alito di fumo che sale verso il soffitto. Il volume della musica che si fa appena percettibile, parte delle luci spente a creare una penombra nel locale quasi irreale. Il barista, stanco e accigliato dietro il banco, asciuga le ultime tazzine sfornate dalla lavastoviglie, mentre la cameriera, sicuramente proveniente dall’est, passa uno sbrigativo colpo di spugna ai tavoli, sbuffando. Non resta altro di questo giorno che si congeda per lasciare posto al domani che si affaccia alla porta. E sai solo tu, dentro di te, se questa sia una fine degna o completamente fuori luogo. Alla fine sono le emozioni che contano. Non contano gli avvenimenti, gli episodi, gli incontri. Conta come si vivono, quali emozioni nascono, quali pensieri ci restano a lampeggiare in testa. A farsi sentire. Siamo come sonnambuli che camminiamo alla ricerca di emozioni, di sensazioni, di esperienze. Inconsciamente, inconsapevolmente viviamo di questo. E ce ne rendiamo conto solo dopo, ridestandoci dalle nostre passeggiate, quando facciamo i conti con quello che ci resta svuotando le tasche dell’anima a cercare gli spiccioli di quel giro. Di quel giorno. Ci aggrovigliamo le budella nei rimpianti e nei rimorsi, facendo incetta di tutto quello che avremmo potuto fare, di tutto quello che sarebbe stato più giusto dire, di tutto quello che manca nel fondo di quelle maledette tasche. E allora, solo allora, quando tiri la linea e sotto scrivi la somma di quello che hai, solo allora hai tutto chiaro lì davanti agli occhi. Troppo tardi… Bisognerebbe avere quella somma sul comodino, ogni mattino, al risveglio. Avere le risposte prima delle domande. Poter disporre di un rewind che ci faccia riprovare, che ci permetta di correggere, cambiare, sovvertire quello che siamo stati e trasformarci in quello che avremmo voluto essere. Già, sarebbe tutto più facile, tutto giusto, tutto scontato….
…..Il barista mi guarda e forse riesce a scorgere un riflesso dei miei pensieri sul mio viso perchè adesso la sua espressione è mutata. E io sento che, seduta su quello sgabello, coi gomiti appoggiati al bancone e le mani intrecciate sotto il mento, riesco a guardarmi dentro…a rovesciarmi l’anima…ad essere più sincera con me stessa…a svuotare il cuore e la mente per fare spazio a…
A cosa?
Ho paura a lasciarmi prendere la mano dal buio…dai sogni…dai desideri…ad aprire la gabbia dei mille pensieri.
Se mi guardo indietro mi sembra di vedere la vita di un’altra…E mi perdo in quei frammenti di me stessa mentre il silenzio mi abbraccia senza scaldarmi.
Mi riporta al presente la voce suadente del barista, quasi un bisbiglio: è tardi!
Tardi. Certe scelte vengono prese dopo infiniti ripensamenti, ci si arrovella il cervello, si tengono dentro come in incubazione per tempi che sembrano infiniti.
Mi alzo e penso che un giorno percorrerò le vie del mondo per cercare…per cercarti…per farti uscire dai miei pensieri e incredula toccarti. E ti troverò. Dovunque tu sei ti troverò e non abiterai più solo nei miei sogni.
Maris